i Greci
ed i Romani abitarono certamente il sito; i Saraceni
probabilmente vi si spinsero, ed i Bizantini li
combatterono. Ma si dovrà attendere l'arrivo dei
Normanni (1059-1193) per trovare la prima documentazione.
Nella "Cronaca" del Malaterra è riportato che nel 1065
Roberto il Guiscardo, che aveva conquistato, assieme al
fratello Ruggero, il Sud dell'Italia e la Sicilia,
dovette assediare per quattro mesi il castello di Ajello,
perdendovi anche Roger, figlio di Scolland, ed il nipote
Gilbert, che fece seppellire a S.Eufemia, sino a che gli
Ajellesi non determinarono di addivenire alla pace.
Ancora un documento normanno del 1070 ci conferma
l'esistenza della strada che portava, ad est, per Lacum
e Grimaldo, a congiungersi con la consolare romana, e ad
ovest alla foce del fiume Olivo, passando per la città.
Vi è riportato anche l'attaccamento che il duca Roberto
aveva per Ajello e per la succedanea Terrati, dove si
recava a pregare, e dove diede istruzioni, terreni, e
finanziamenti per la ricostruzione della chiesa di S.
Filippo.Chiesa che poi, dopo l'aggregazione della
diocesi a quella di Tropea, operata dal conte Ruggero
nel 1094, venne donata nel 1098, come rendite, al
Monastero di S. Angelo in Mileto, pur' esso edificato da
Ruggero. E queste donazioni, assieme a quelle dei frutti
di altre chiese in territorio dei casali di Ajello - i
cui nomi, però, danno adito a qualche dubbio: S.
lppolito dì ValIigrata, S. Lorenzo di Promentiis, S.
Maria di Ponticella de Luthio (?Liberti interpreta in
Lacho) - vengono confermate anche successivamente (1151
e 1411, con una rendita di 3 once). E' certo, in ogni
caso, che Ajello fu al centro dei provvedimenti adottati
dai Normanni a favore delle istituzioni religiose, con
la conseguenza di riunire e vivificare la vita sociale
ed economica e di rompere l'isolamento del popolo
calabrese, peraltro già costretto a rifugiarsi in
località inaccessibili per sfuggire alle razzie dei
Saraceni. E' in questo periodo che la città supera il
suo ruolo di nodo strategico per divenire un centro di
grande importanza nello sviluppo socialeIl
grande progresso in questa direzione si ha però con gli
Svevi. La stirpe, di origine tedesca, degli Hohenstaufen,
ed in primo luogo la figura carismatica del geniale
imperatore Federico lì (1194-1250) hanno lasciato il
segno, nel loro dominio sul Sud durato oltre
settant'anni. Ci si incammina finalmente verso il
concetto moderno di stato laico, caratterizzato dalla
libertà e dalla cultura. Grazie alle Costituzioni
federiciane, i Comuni assumono rilevanza e molti strati
sociali prima negletti cominciano a conoscere un certo
benessere. Non stupisce, quindi, che Ajello si sia
schierata con gli Svevi, subendo, alla loro caduta, le
feroci ritorsioni degli Angiomi (1266-1442). I documenti
ci ricordano che nel 1221 era conte, e castellano di
Ajello, oltre che di Rende, Riccardo, fratello
dell'arcivescovo di Salerno.



